Uno strumento da suonare, uno strumento da giocare

12 Marzo 2024

 

Nell’ambito della metodologia Orff-Schulwerk (della quale siamo entrambe formatrici certificate) lo strumento è da intendere come prolungamento del proprio corpo, un vero e proprio riconoscimento del proprio sé corporeo.
L’utilizzo dello strumento in quest’ottica è l’esito finale di un percorso che, potremmo dire, va dal dentro al fuori. Parte spesso dalla voce, la parte musicale più intima che è in noi perché viene da dentro, attraverso l’uso della parola funzionale. Il ritmo della parola può essere tradotto in gesti-suono ed in questo modo il percorso inizia la sua strada verso l’esterno, la voce esce e arriva sul nostro corpo, in questo passaggio è come se dessimo alla voce una materia diversa, un suono corporeo, un movimento, un gesto, che traduce ciò che la voce già suggeriva, un ritmo preciso e riconoscibile. Quando il gesto-suono è autenticamente acquisito ed interiorizzato è possibile arrivare allo strumento, concludendo così il percorso del pensiero musicale “dal dentro al fuori”: in questo senso lo strumento diventa il prolungamento del corpo.

Questa riflessione vale sia per tutto quello che viene catalogato sotto alla voce “strumentario Orff”, per gli strumenti autocostruiti, anche da materiale di recupero, per gli strumenti non convenzionali, ma anche (e forse soprattutto), per gli strumenti d’arte. Se infatti si tenesse presente questo speciale “prolungamento del corpo” anche durante le lezioni di violino, chitarra o flauto, tutto (ma davvero TUTTO) sarebbe più facile e piacevole.

 

In francese “jouer”, ma anche in inglese “play”, hanno un duplice significato: suonare e giocare. L’esplorazione dei corpi sonori da parte dei bambini rappresenta una strada d’accesso alla dimensione sensoriale del gioco musicale, all’attribuzione di significati e all’invenzione di regole. La ricerca del suono e del gesto non è altro che un gioco senso-motorio, il modo in cui il bambino conosce la realtà, ovvero attraverso i sensi e il movimento, senza distinzione tra sé e l’ambiente. In questo contesto quando il bambino verifica il successo di una sua azione allora ripete l’azione costruendo un vero e proprio schema d’azione e attraverso l’affinamento di questo il bambino comincia a differenziarsi dall’ambiente ed a rispondere a feedback esterni (emette suoni e li ascolta), migliora la coordinazione e le azioni diventano intenzionali. L’espressione e il significato in musica si congiungono con il gioco simbolico e l’organizzazione è un gioco di regole.

Se hai voglia di approfondire questo discorso ti suggeriamo di andare a leggere qualcosina di Delalande e studiare un pochino gli stadi di sviluppo di Piaget.

Se invece hai voglia di trovare degli strumenti per lavorare con lo strumentario in modo consapevole potresti anche pensare di venire al nostro corso MITICA BOTTEGA MUSICALE, dove potrai conoscere Michele Cappelletti e Vincenzo Sparacio, due amici e colleghi formatori Orff-Schulwerk come noi. Con loro entrerai nel mondo dello strumentario in un modo inaspettato e magico.

Con Vincenzo andremo alla scoperta di un patrimonio ritmico e percussivo che potrà diventare un bagaglio di conoscenza musicale personale ed una preziosa risorsa didattica. Si sperimenterà un nuovo utilizzo delle percussioni, non più vincolate soltanto al tradizionale concetto di “fondamento metrico”. Il tutto sarà facilitato anche dall’uso della voce e del corpo come prima e naturale possibilità ritmica di cui disponiamo, non tralasciando ovviamente il movimento; come impiego di una gestualità significativa ed evocatrice di una ritualità, con il recupero di semplici forme di danza tradizionale. Un viaggio che ci farà dunque metaforicamente “sporcare le mani”, perché tutto ciò che vedremo, sentiremo e suoneremo – per conoscerlo dovremo necessariamente toccarlo o “tocarlo” con mano. Conosceremo e impareremo a sfruttare le potenzialità timbriche delle piccole percussioni che messe in relazione con altri strumenti e/o con la stessa nostra voce possono dar vita a un insieme armonioso.

Con Michele scopriremo come “fare musica” è un qualcosa di pratico e dinamico, è un continuo sperimentare con il corpo, con il movimento, con la voce, con gli strumenti.
Fare musica è creatività, improvvisazione, divertimento, sperimentazione, cambi di rotta, variazioni, sbagliare, rimodellare, cambiare, disfare e rifare. I moduli di lezione con Michele saranno un vero e proprio incontro con la musica, un viaggio nella dimensione del suono partendo da elementi “elementari” che diventano percorsi graduali ed efficaci. Sarà inoltre un luogo speciale per parlare di strumenti autocostruiti e per comprendere come diventare dei veri e propri artigiani del suono!

Qui trovi tutto su questo super corso!

 

PraticaMenteMusica

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Siamo Alessia e Cristina e a PraticaMenteMusica incontriamo le persone attraverso il linguaggio musicale. Quando abbiamo creato PraticaMenteMusica, abbiamo pensato ad una scuola diversa dalle altre, uno spazio in cui è possibile evolvere personalmente attraverso la musica. Leggi di più

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